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Pubblicatoil Gen 2, 2018 in ART, Poetry Box

Pezzi di cotechino, lenticchie, caffe’, panettone, prosecco,

-Oh! Oh! Dai che c’e’ il conto alla rovescia!

– cheppalle e’ ancora presto

– dieci, nove,otto,sette,sei….

pluff! Eiacula lo spumante

All’ anno che verra’, a un anno migliore.

Fanculo al passato.

 

Si, certamente.

Ormai si guarda all’ anno nuovo come se si guardasse Cicciolina e Moana ai mondiali: cose viste e riviste, il finale non cambia.

Nella societa’ diventata “asocial grazie ai social”, viviamo di reminders e anniversari della minchia, Viviamo di spazi atemporali e luoghi asettici, virtualmente diversi, Intanto il nostro culo sta invecchiando sulla stessa sedia, da anni ormai.

Siamo all’ estinzione della cultura dell’ umano. E’ assolutamente vietato camminare, conversare, toccare, guardare il cielo, invecchiare.

Tutto il mondo, pensa ad altro, pensa agli altri.

Miliardi di spioni dietro le finestre dei potenti.

Intorno calma piatta, tutto sembra immobile, il tempo si e’ fermato,

Ritocchi e ritocchini digitali, e’ l’ era del botulino a tutti i costi

Forever young, forever old.

L’ anarchia libersta – che dell’ ignoranza fece sua religione – promuove cio’ che combatto: apparenze, superficialita’.

Abbattendo ogni logica umana, mi ritrovo il passato davanti e il futuro ormai alle spalle. La mente resta appesantita dai progetti mai finiti o forse mai cominicati, dai desideri mai attuati.

Vivo in una societa’ senza idee per le quali val la pena riflettere o semmai lottare.

Ogni tanto lassu’ un qualcuno chiamato leader comincia a ruttare proposte: pressapochismo estetico e intenzioni mediocri.

Ritorna la calma sempre piu’ piatta.

Tutte le cose per le quali valeva lottare, anche resistere, sono affogate nella felice rinuncia opportunista. Si lascia perdere perche’ non si ha tempo, tempo per dormire, per mangiare, per scopare, per leggere, per oziare. Nulla.

Chat, selfie, tornaconti economici, masturbazione. La vita rotola su un nastro trasportatore, dritti nel tritacarne. L’ aria fritta e’ il nuovo narcotizzante.

La societa’ contemporanea resta aggrappata allo stesso mantra: guadagnare per poi consumare, possedere per essere infelici.

Felicita’, cordialita’, onesta’, verita’, coerenza: e’ soltanto una perdita di tempo, una perdita di denaro.

Sempre la stessa storia, da mezzo secolo ormai.

Anno nuovo, merda vecchia per l’ appunto.

Tutto l’ importante rimane conservato nel baule pieno di naftalina. Si apsetta la primavera, che tarda ad arrivare

Prigionieri di sensazioni antiche, piu’ antiche delle mignotte.

Cado nell’ oblio dei desideri, quelli veri. Chi cazzo se li ricorda piu’. sono sepolti da tonnellate di immondizia che nessuno ha mai chiesto e che nessuno ha mai immaginato. TV, telefono, smartphone, tablets, laptop, desktop, kilogrammi e kilogrammi di microchips al silicone.

L’ ultimo giorno dell’ anno lo chiude il presidente della Repubblica: mi accorgo che e’ tutto finito. Finito l’ anno, gli anni, finiti i tempi, finiti i discorsi.

finito. Tutto.

L’ orologio al muro muove soltanto lancette, quei numerini sullo smartphone sono solo numerini.

Questo contesto e’ come una donna che non riesco piu’ a scopare.

 

Selfie, social, ipermercato, rate dell’ auto, mutuo, carta di credito, le fottute metropoli, le fottute province, tessera fedelta’, tessera politica, falsi artisti, leccaculi, ignoranti, raccomandati, pregiudicati, prostituiti.

Miliardi di cose nella nostra vita che non contano un cazzo, ma ci sommergono e ci lasciano con gli occhi puntati verso il basso, verso lo smarphone.

 

Anno nuovo, punto di ripartenza: sollevo la bicicletta e comincio a spolverarla, cancello il mio account su Facebook, getto nel cestino tutti i progetti che non mi piacciono. Acquisto due libri per il nuovo anno.

Male che vada, li brucero’ per riscaldarmi.

A la rue.

FC