Pier Paolo Pasolini parlava del fascismo morbido dei mass media, di quella specie di informazione che richiamava ai tempi del ventennio fascista, dove si cercava di vivere normalmente senza sentire il benche’ minimo di allarmante dall’ informazione di regime. Certo il fascismo, per fortuna, e’ roba sepolta, con buona pace dei nostalgici. Poi venne la repubblica e il pluralismo, incarnato nel miliardo di finanziamenti che lo stato regala a centinaia di testate giornalistiche, riviste e purtroppo anche di giornalini culturalmente indecenti. Nel bene e nel male, si da la possibilita’ di informare la gente. Un giornale o un notiziario dovrebbe essere proprio questo: assicurare al cittadino una completa e corretta informazione. Beh, tutto questo non succede nella maggior parte dei casi. Nell’ ultimo anno, purtroppo, sono accadute molte cose delle quali vorremmo non sentirne parlare ma cio’ non toglie che esse accadono lo stesso. Gli inglesi dicono: “shit happens”, un frasetta che ha lo scopo di “consolare”...
Se il razzismo negli stadi e’ diventato un rituale, se la disoccupazione tocca cifre da sudamerica, se nel Meridione le organizzazioni criminali comandano praticamente tutto, se le inefficenze e la corruzione degli amministratori pubblici (e privati)hanno ridotto l’ Italia a un pollaio, se le case crollano come cartapesta alla prima pioggia invernale, se i nostri magici finanzieri ed economisti hanno creato il debito pubblico piu’ grande del mondo, certamente non e’ colpa di chi si informa, anzi spesso e’ proprio colpa di chi detiene il potere di informare e lo fa erratamente: vedi il caso Parmalat, Lehmann Brothers, oppure le armi nucleari in Iraq e migliaia di altre cazzate da dare in pasto all’ opinione pubblica.
Non soddisfatti del ciarpame mediatico, ecco che dal cilindro magico esce una proposta alquanto indecente: a Milano, direttori di quotidiani, tv e radio hanno parlato della possibilità di creare delle vere testate giornalistiche che pubblicano soltanto belle notizie. E il ruolo della stampa sportiva, da sempre testimone delle vicende di personaggi vicino ai giovani, è quello più sollecitato.
Da quel che ne sapevo, tradizionalmente queste bestemmie venivano proposte da vecchi nostalgici del Capoccione, sostenendo che bisognerebbe filtrare le notizie per non allarmare la gente.
Ma quel che preoccupa e’ che di recente si sente rifare la stessa proposta, non dagli editori o dai poltici, ma dagli stessi giornalisti! Certo, il buon 65% di costoro non possono essere definiti tali perche’ sono selezionati in base alla lunghezza non del loro curriculum professionale ma dalla lunghezza della loro lingua.
Che dire, anche l’ informazione ha preso una bella gastroenterite.
ps: Pubblico l’ articolo apparso sulla Gazzetta dello Sport (!). Buona lettura.
MILANO, 26 gennaio 2010 - "Non pensate che noi giornalisti abbiamo qualche torto nell’occuparci solo delle vite sbagliate, trascurando i tanti esempi positivi che la cronaca ci offre? Certe volte mi viene voglia di fare un giornale fatto solo di belle notizie". Partendo da questa frase di Candido Cannavò (indimenticato direttore della Gazzetta per quasi un ventennio, scomparso undici mesi fa) il Csi (Centro Sportivo Italiano) ha organizzato un confronto-forum-dibattito sulla comunicazione dei valori nello sport.
CONFRONTO — Una carrellata interessante, fondamentalmente per addetti ai lavori, sulla possibilità di realizzare davvero un giornale fatto solo di buone-belle notizie. Sull’argomento al Circolo della Stampa si sono confrontati direttori o vicedirettori di giornali, tv e radio (da Carlo Verdelli a Paolo De Paola, da Italo Cucci a Riccardo Cucchi e Nicola Calathopoulos) e molti altri colleghi che hanno portato la loro esperienza. Impossibile riassumere una mattinata intensa fatta di racconti, contributi, idee: ma gli spunti gettati sul tavolo potrebbero essere i semi che germoglieranno domani.
LACRIME — Due i punti su cui molti degli intervenuti hanno puntato la voce e i pensieri: i giovani e il ruolo dei giornalisti, in particolare sportivi. “Educare” le nuove generazioni di lettori e di sportivi più o meno in erba, recuperare il ruolo della parola, nella mediazione fra giornalisti e il lettore, utente finale, sono state gli argomenti più trattati. Lasciando chiaramente segnali di speranza: in un mondo un po’ tetro e con troppe lacrime, lo sport continua a essere un'eccezionale fabbrica di buone notizie. Si tratta di raccoglierle e di farle conoscere alla
ALCUNI COMMENTI
Cos'è una buona notizia?
A me il 2-0 di domenica non fa certo piacere. Ma mi è sembrato che è piaciuto ad altri... Buona notizia? A me, mi rovina la settimana…
Ma si, dai....nascondiamo la realtà, pubblichiamo solo le belle notizie..viviamo nell'illusione che tutto sia perfettoLo sport si può prestare alle belle notizie, tranne le eccezioni.