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BABY RATZINGER
Ho sempre pensato all’ arte e al potere in modo ingenuo, attraverso un rapporto ideale fondato sul mecenatismo e la filantropia, anche se intriso di propaganda.. ..Se  penso alla Cappella Sistina o al poeta Virgilio, mi accorgo che il tentativo di celebrare la potenza di un Papa o di un imperatore coinvolse i piu’ grandi artisti dell’ epoca, con risultati a volte davvero stupefacenti. Il mecenatismo ha assunto, con gli anni, connotati quasi del tutto commerciali o clientelari, perche’ sia il contesto culturale che quello sociale sono radicalmente cambiati. Oggi le gallerie assoldano i piu’ grandi artisti e critici d’ arte per acquisire importanza sul mercato, oppure vengono commissionati lavori per l’ arredo urbano sia pubblico che privato per valorizzarne la zona o la rielezione del politico di turno. Le cose poi si complicamo per quanto riguarda il rapporto tra Arte e Vaticano all’inizio del  secolo XXI.

Prendo spunto dall’ interferenza della religione cosiddetta di stato nella vita quotidiana delle persone. Essa ci e’ stata inculcata fin dalla tenera eta’ tramite catechismi, comunioni , confessioni, assoluzioni, editoria scolastica, trasmissioni alla tv e campagne elettorali.

Innanzitutto devo precisare che l’arte e l’artista possono educare la societa’, per lo meno quando viene data loro la possibilita’ perche’ l’ artista e’ perennemente a rischio di incappare in divieti e strumentalizzazioni da parte del potere, in questo caso quello religioso.
L’ influenza sul sistema educativo da parte delle autorita’ religiose e’ diventato imponente, perche’ e’ una influenza a priori e che mette radici nella tenera eta’. Premettendo l’assoluta importanza dei valori morali di origine religiosa, tuttavia essi  vengono divulgati con un linguaggio piu’ di carattere impositivo che pedagogico.  Il problema nasce quando si immagina un bambino che viene bombardato contemporaneamente sia dalla propaganda religiosa rivolta verso la carita’ e l’ umanita’, sia da quella capitalista occidentale rivolta verso l’ egoismo, la proprieta’ privata e l’ accettazione di un mondo di pochi ricchi e molti poveri. La Chiesa e’ il perno sul quale interi popoli ricercano conforto. Gli stessi, pero’, trovano confusione in cio’ che e’ imposto allo spirito nella vita reale di tutti i giorni., trovandone impossibile la loro effettiva applicazione.
La laicita’ dell’ educazione, quindi, deve fare i conti col Dio religioso e il Dio materiale (denaro).  Come si sa, troppi cuochi in cucina rovinano la minestra. Per questo ho immaginato il nostro Papa come un fanciullo del Ventunesimo Secolo, usando l’arte per parlare del potere in modo distaccato, cercando di non incappare in retoriche di carattere ideologico.

La coscienza di un bambino e’ soffice, molto facile affondarci nozioni impositive e strumentali che allontanano il pupillo dalla pedagogia, sia di carattere laico che religioso. Credo che l’mposizione, dunque, non vuol dire educazione. Se immaginiamo il signor Ratzinger bambino del nuovo secolo XXI, tutto sarebbe differente: la sua morale religiosa personale sarebbe ancor piu’ inverosimile grazie a milioni di slogan commerciali che intaccano ogni giorno la materia grigia di milioni di fanciulli.
Le regole religiose dovrebbero assumere una visione piu’ ampia della realta’, una visione piu’ profonda, quindi piu’ realistica della realta’ stessa.
L’ idea di religiosita’, aggrappata a valori secolari, viene imposta come si impongono i modelli alla televisione, senza alcuno spunto critico adatto alla tenera eta’, senza nessun filtro tra religione come trascendenza e il modello di vita occidentale come culto del materialismo assoluto.
L’ educazione italiana e’ cosi’ diventata un mix di cultura post-industriale, un cocktail di dogmatismo religioso, dogmatismo consumista e dogmatismo televisivo-commerciale.

Ho raffigurato Papa Ratzinger, tratto da una sua fotografia di quando era bambino, l’ ho teletrasportato sulla carta Somerset del 2008, vestito nei panni occidentali della cultura contemporanea fatta di slogan, brand, etichette create per il marketing travestite da valori globalizzanti e travasate nella comunicazione sociale. Credo di trovarmi in una fase decadente della storia contemporanea occidentale e le arti ne hanno subito il clima asfissiante. Non e’ una visione pessimista, e’ soltanto una visione aggiornata. Come ogni inzio di millennio, la cultura e’ sempre ripartita da zero. Arte e potere ripartono da zero. Arte e Vaticano dovrebbero ripartire da zero, delineare nuovamente le precise posizioni sullo scacchiere sociale.

La morale futura risiede negli occhi dei bambini di oggi, che rappresenteranno il potere e l’ arte del domani, l’ indissolubile connubio. La questione e’ aperta a tutte le possibilita’, l’ arte di oggi , residuo del ventesimo secolo, non rappresenta sostanziali posizioni contrapposte al potere, non vi sono nette identita’, tutto e’ abbastanza pacato e niente e’ sottoposto a critiche reali. Anzi, il potere di oggi manipola le arti con destrezza, attraverso quel mecenatismo che della interpretazione originale non ha quasi  piu’ niente in comune, con la conseguenza che neanche lo spettatore ci capisce poi tanto. Credo sia tempo di rimboccarci le maniche.


FABIO CORUZZI




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Un campo puo' essere fertile

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 e' lo stesso per l' anima
 se non la si educa
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