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Welcome To My Country...
Di Admin (del 18/06/2009 @ 13:04:44, in pseudo, letto 523 volte




















Uno sguardo alla  mia gente, ai meridionali, i nonni e i padri  di coloro che, nell' anno 2009, odiano il diverso, lo straniero, coloro che ostacolano un fenomeno naturale come la migrazione dei popoli, un ciclo continuo che dura da millenni.
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Guardo fotografie sbiadite, gente con  la valigia di cartone, accento meridionle, Campani, Pugliesi, Calabresi, Siciliani, risalivano il continente o tagliavano gli oceani per una nuova vita di dignita’, d scoperta, di esperienze umane.
I capelli neri scompigliati nella ricerca di una umile dignita’ davanti al fotografo con la sua scatola magica che imprime testimonianza alle sofferenze di un popolo. Nelle barche stipati in coperta,  un letto accanto all’ altro, per giorni attraversando l’ oceano..o coloro che nei treni dormivano dovunque sui loro pacchi e fagotti, verso l’ ignoto, lo sfruttamento, il razzismo, la xenofobia..

Quei milioni di sfollati volontari , in marcia verso l’ esodo, oggi come allora, la stessa danza della disperazione che cambia scenario come le rondini, come le rondini risalgono il Mediterraneo, quegli occhi neri di speranza, quei capelli neri erosi dal vento salato di un mare che unisce e trasporta la speranza verso il vecchio continente. Quel fuoco di speranza che si spegne nelle acque notturne e gelide del mare…

Risalgono la riva fradici, sporchi e stanchi. Leggo la miseria nei loro occhi, ma la xenofobia nostrana ce li trasforma in pirati, stupratori, ubriaconi, delinquenti, assassini.
Non ho ancora conosciuto qualcuno farsi un mazzo cosi per traversare il Mediterraneo a nuoto col solo scopo di “invadere e saccheggiare” lo stivale, l'ultimo che ci ha provato fu Annibale e duemila anni dopo l 'Italia ha ancora paura, una paura innata, sembra che lo stivale soffra di crisi depressive e ci fan vedere il mondo come qualcosa di oscuro, impervio, pieno di nemici e gente cattiva. La paura di un paese in cui i fuorilegge debuttano in politica per legiferare, un paese in cui rispettare la legge e le regole di convivenza sono dogmi che si riferiscono ai non Italiani, perche’ gli Italiani sono  esenti da queste raccomandazioni e regole, come se  ci fossimo immunizzati con le miserie patite nel passato. Il mondo che fa paura non e' li fuori oltreconfine, ma e' dentro di noi.  Il popolo si dopa di vittimismo cronico mentre diamo la colpa a chi sta peggio di noi.
Abbiamo confuso la parola cittadino Italiano con “padroni in casa nostra”. Il nostro giudizio arbitrario ci fa illudere di essere migliori degli altri, dimenticando i milioni di Italiani emigrati in Brasile e Argentina, i milioni emigrati in USA e Australia, i milioni emigrati in Germania, Belgio, Francia, Gran Bretagna.


Chi sarebbero costoro? Padroni espatriati? Io, emigrato in altro paese anni orsono, come dovrei chiamarmi? Cosa fa di me una persona migliore di colui che sbarca da un gommone in piena notte , senza niente e  con la sola speranza di non morire  nelle acque del Mediterraneo o nella sabbia del deserto Africano. Mi chiedo se la sofferenza umana non sia un buon motivo per aiutare una persona in difficolta'.
Alla frontiera si da il benvenuto a qualsiasi cosa, da una mutanda cinese a una giarrettiera vietnamita, ma l’ essere umano e’ proibito alla frontiera. Perche’? Forse perche’ macchina pensante, macchina sensibile,  eppur macchina necessaria per questo sistema strampalato che campa di sfruttamento continuo di immigrati.  Perche' se e' vero che volgiamo i nostri pomodori a un costo basso.... allora chiudiamo un occhio (anche due) sullo schiavismo delle campagne pugliesi, campane, siciliane.

Mentre colonnelli e dittatori impartiscono lezioni su come comportarsi in questo mondo, il mio sguardo va verso coloro che, tendendo una mano per essere tratti in salvo, restano li nell’ oblio dell’ intolleranza, dell’ incomprensione, dell’ incomunicabilita’.
Eppure abbiam bisogno di nuovi colori, di nuove visioni, di nuove idee, la cultura non e’ ricca senza diversita’ di donne e uomini che  tendendo le mani e il cuore alla speranza,  alla redenzione, al dialogo.
L’ immigrazione e’ il vettore concreto del dialogo interculturale tra popoli, il ricevere una cultura per assorbirla alla propria, arricchendone il contesto per apportare nuovi colori e sfumature nei rapporti umani con l’ altro da se. Ma per molti tutto cio' sembra ancora assurdita’. L’ ignoranza e’ il vero male, l’ ignoranza che ci rende muti e sordi al mondo che si trasforma e cambia pelle,  delineando nuove metamorfosi, nuovi orizzonti, nuove terre promesse.

F. C.