CINEFASCIO™

Pubblicatoil Gen 15, 2015 in Poetry Box

Quel gran bidone del

bmovie poliziesco

negli anni settanta

quel che eravamo, quel che siamo, quel che saremo

Oggi scrivo di cinema o almeno ci provo.

Comincio con le solite frasi: il Cinema Italiano vanta innumerevoli primati in termini di eccellenza professionale, tecnologia, sperimentazione, rappresentazione artistica. Il cinema Italiano resiste nella sua ricerca culturale, nonostante i nostri ministri della cultura con annessi intelletuali della TV, da trent’ anni in naftalina e coln i calli sul culo.

Negli ultimi settant’ anni, i cineasti Italiani hanno prodotto il meglio della settima arte nel mondo, hanno fatto scuola sia in Europa che in America. Il cinema e’ stato l’ arte attraverso la quale il mondo ha conosciuto la nostra identita’, la nostra cultura, i nostri pregi e, purtroppo, anche i nostri deliranti difetti.

Il cinema nostrano tuttavia, non si e’ mai distaccato dalla ricerca estetica, dalla consacrazione intellettuale. Allo stesso tempo, il cinema Italiano e’ come un’ arte senza speranza, se diamo conto al contenuto mignottesco di tre decenni di cinepanettoni, di comicita’ non comica, di dramma insensato.

Il cattivo gusto regna comunque sovrano, perche’ in fondo si parla del cinema popolare odierno, perfettamente incastrato tra educazione e volgarita’, tra stile e pacchianeria.

Amiamo scioglierci sulle poltorne dei cinema che diventano sempre piu’ vuoti, soccombendo alla banalita’ cronica del nulla, applaudendo i tanti coglioni inutili con licenza di recitare.

Ogni volta mi perdo nella polemica ma, venendo al punto, il medium della Settima Arte puo’ ancora “corrompere o educare milioni di anime”, parafrasando una battuta del capolavoro Felliniano “OttoeMezzo”.

Ultimamente ho speso un paio di settimane a dover dipingere fino a notte fonda. Ho colto l’occasione per fare un ripasso generale del B-movie italiano degli anni 70, facendomi compagnia nelle mie torbide notti. Credo che certe idee possono essere capite soltanto a notte fonda, quando tutto intorno tace.

Durante gli anni settanta, nella nazione si diffuse un clima artificiale, inventato di sana pianta, un clima da cantina (o da stalla) ben documentato attraverso la produzione cinematografica del bmovie poliziesco italiano, un mondo perverso impregnato del piu’ subdolo clericalismo postfascista. Il loro contributo a creare la borghesia piu’ ignorante d’Europa e’ stato impareggiabile. Tutto questo e’ stato imposto ma mai accettato, perche’ noi Italiani siamo degli anarchici e ignoranti ma mai bacchettoni e disciplinati Al popolo Italiano venne imposta una struttura intellettuale come premessa necessaria alla cura definitiva e lobotomizzante, che verra’ attuata dagli anni ottanta, grazie alla galassia di tv private locali e il monopolio Berlusconiano, caso piu’ unico che raro nel mondo occidentale dal dopoguerra a oggi.

Ma negli anni settanta le sale cinematografiche avevano ancora un potere informativo e propagandistico per la societa’ piccolo borghese: meta’ degli italiani erano ancora privi di televisore, ancora lontani dalla tv con la figa come aperitivo all’ ora di pranzo.

Del tragico mondo del BMovie (PoliticalPopolare), il famigerato Mario Merli viene scolpito come l’ icona triste di quella stagione cinematografica altrettanto triste, dove un clima socio-culturale becero e scellerato aveva prodotto rivoluzionari e reazionari beceri e scellerati,

Perche’ B movie poliziesco e Mario Merli? Un poliziotto bello, biondo, occhi azzurri come un ufficale delle SS, con un umorismo da caserma greca – famosa la scena “hey qual’e il tuo nome? Eva, e il tuo? Il mio? …Adamo, ahah…” – cinema violento per i falsi buonisti reazionari (l’Italia ne e’ piena zeppa). La polizia viene rappresentata come un branco di violenti incompresi, frustrati, pessimisti. Tutto tristemente falso, si sa, eppure le gesta violente di un solo rappresentate delle forze dell’ordine (Merli) stavano a impersonare il desiderio nascosto di ogni poliziotto onesto. Al poliziotto veniva appioppata una perversione non sua. Il BMovie Italiano promosse l ‘utopia di umanizzare lo Stato attraverso comportamenti disumani, giustificati da un insano desiderio di vendetta personale, tutto ovviamente a spese del contribuente. Pensate un po’ il livello di rincoglionimento culturale nel paese.

La Polizia si vede, suo malgrado, giocare il ruolo centrale nelle rappresaglie sommarie ad opera del commissario Merli, dove i cazzotti sugli zigomi sono destinati non al produttore ma al consumatore della societa’. Insomma, roba mooolto sperimentale, pure troppo.

La plastica teatralita’ di queste pellicole evidenzia la mano reazionaria dei vari registi di questo pseudo genere, un cinema piu’ populista che popolare, di “velato” stampo piduista. Si vede il qualunquismo becero da parte di buoni e cattivi, attori ameri(cani) che fanno la parte dei mafiosi Siciliani emigrati, tette e culi come tramezzini nel mezzo di una guerra postatomica per le vie di citta’ lugubri, fredde, sporche, malandate, semideserte, dove in giro ci sono soltanto zoccole, patacche, ladri, drogati e studenti…si , gli studenti ci sono e stanno sulle palle un po’ a tutti. Stanno sulle palle all’ anziano perche hanno i capelli lunghi, al poliziotto perche si drogano, al malandrino perche odiano la violenza, Studenti, eternamente rappresentati come utilizzatori finali di droghe e stronzate, invisi alla societa’ in generale perche troppo informati nell’ Italia allergica ai cambiamenti. Il BMovie Italiano e’ di concezione psicotica, come una dannazione quotidiana, una storia senza pace. Perche’ il BMovie poliziesco Italiano odia la pace e i pacifisti. Pace e pacifisti sono eliminati dalle pellicole, come lebbrosi venuti dal pianeta Marte. Nel mondo dei BMovie c’e’ guerra tout court, guerra al popolo, col popolo, nel popolo. Beh si, il popolo gioca la parte della vittima infelice, un po’ stupida ma sempre innocente perche’ falso, tenero ignorante.

Il Bmovie poliziesco scomparve a inizi anni ’80, quando la televisione a colori divento’ accessorio obbligato in tutte le case, il lavaggio del cervello tradizionale era terminato.

I nuovi imprenditori rampanti – con un passato torbido degno dei migliori Bmovies – erano pronti a demolire le solide basi culturali di un paese gia’ devastato, aggiungendoci della buona tv generalista attraverso la lobotomia a domicilio.

Gli anni settanta sono stati gli anni dei laboratori sociali andati a male, sono stati gli anni dell’ utopia inutile per le cause sbagliate, furono anni in cui tutto quel che di buono poteva offrire un paese civile venne vandalizzato dalla paura di migliorarsi e dal populismo di Neanderthal. In fin dei conti, il BMovie Italiano nacque nel decennio giusto. L’Italia di quei tempi si incammino’ verso la rivoluzione a fari spenti e senza bussola. Da quel buio assoluto venne concepita l ‘idea dell’ Italiano medio contemporaneo, col cervello sottovuoto, pieno di paure, di tic, ignorante per convenienza e furbo per conseguenza.

Quando penso ai MarioMerli & derivati, ai vari Er Monnezza, Bombolo, Fenec, Vitali, Banfi e altri cento di questi strani personaggi (salverei Millian degli anni 60, puro genio cinematografico), ringrazio questi artisti meschini per avermi preparato la tavola piena di cibo scaduto, cosi da ingozzarmi di populismo, fobia, furba riverenza verso l’ autorita’, assistenzialismo e pubblico abbandono, per essere raccolto per strada tra le immondizie dell’ignoranza, pronto per il riciclo.

F.C.